IPOTERMIA: una soluzione contro il virus HIV

 

 

Al Sig. Ministro della Sanità
On.le Rosy BINDI
Lungo Tevere Ripa 1
00100 ROMA

e per conoscenza

Prof. Stefano VELLA
I. S. S.
V.le Regina Elena 290
00100 ROMA

 

Volpiano, 16 novembre 1998


 Oggetto:
un gruppo di medici Torinesi*** hanno sperimentato l’ipotermia profonda in una persona in AIDS con dei risultati soddisfacenti con basse complicanze mediante “ il completo lavaggio del sangue “.

On.le Ministro, Caro Stefano Vella

L'IItalia da anni è in prima linea con i suoi medici al fine di combattere la pandemia dell’AIDS, e come molte associazioni di volontariato, la nostra sta osservando con vivo interesse tutti gli sviluppi in positivo alla soluzione di questo grande problema sociale.

Nel corso degli ultimi anni dei buoni risultati si sono ottenuti con dei protocolli farmacologici. Alcuni risultati positivi sembrano essere venuti anche dal trattamento impiegando agenti fisici come il calore, grazie alla estrema “ termolabilità “ del virus dell’AIDS (HIV). Tuttavia non sono stati riportati in letteratura casi di persone nei quali sia stato impiegato il freddo come agente termico contro l’HIV, al contrario molti lavori sono stati presentati con l’ipertermia in persone con HIV avanzata con ottimi risultati.

Vi segnaliamo il caso di una persona in AIDS, la cui infezione conclamata da HIV era presente da oltre 10 anni le cui condizioni cliniche erano particolarmente gravi, con altri rischi infettivi tra cui le infezioni da HBsAg e l’HCV, nel quale dopo il consenso informato gli è stata impiegata una ipotermia profonda.

L’intervento chirurgico veniva eseguito mediante varie cannulazioni delle vene cave superiori ed inferiori, portando la temperatura corporea della persona sotto i 16°C e mantenuta tale per 15 minuti. Durante le quattro tappe di raffreddamento e del riscaldamento venivano eseguiti dei prelievi di sangue della persona per poter valutare gli effetti della ipotermia sull’HIV con metodi della PCR-HIV1. I risultati sono riportati nella tabella I.

La persona non ha presentato particolari problemi e veniva dimesso dopo pochi giorni, le condizioni cliniche soddisfacenti, al follow-up clinico dopo tre mesi dell’intervento di ipotermia le condizioni generali erano buone con un valore di T4 helper aumentato ed una negatività alla sierologia con il metodo Amplicor i leucociti erano pure aumentati mentre la VES era scesa (tabella II).

Ipotermia Profonda e AIDS: in futuro può costituire una terapia efficace?

Commento

I risultati immediati dimostrerebbero una incoraggiante riduzione dei livelli di viremia, specie se confrontati con la carica preoperatoria. Una possibile spiegazione di questo drammatico abbassamento potrebbe essere ricercata nella emodiluizione che si determina con la cannulazione, per via dell’impiego di un “priming” cristalloide salino.

In effetti l’ematocrito della persona passava da 38 preoperatoriamente a 25 durante la cannulazione (quindi circa il 35% in meno), cio nonostante la viremia passava da 45.000 a 40, quindi 1000 volte in meno, risultando pertanto poco spiegabile questo effetto da parte della emodiluizione. Un ulteriore evidenza è data dall’aumento dei valori di linfociti T4 helper (normalmente dovrebbero risultare >200), che pur raggiungendo valori normali sono aumentati significativamente come anche i leucociti, mentre la velocità di eritrosedimentazione è scesa notevolmente.

Riteniamo come associazione politrasfusi possibile ed attuabile altre nuove sperimentazioni, eseguendo un completo lavaggio del sangue della persona colpita dall’AIDS mediante soluzione salina eventualmente arricchita con farmaci antiretrovirali che possono essere fatti circolare mediante la cannulazione femoro-femorale nei vasi della persona per raggiungere tutte le stazioni linfonodali ed i tessuti periferici. Questo potrebbe essere ottenuto mediante la circolazione di queste soluzioni per 15-20 minuti o anche più. Infatti alla temperatura di 15°C i tempi di arresto del circolo senza che vi siano danni a carico del cervello e dei tessuti nobili arrivano sino a 40 minuti ed oltre. Terminata questa operazione di “lavaggio”, del sangue intero da donatore può essere reimmesso nella persona sempre tramite la cannulazione femoro-femorale ed il riscaldamento della persona può essere iniziato sino a portare la temperatura corporea sino a 37°C.

In conclusione riteniamo che l’applicazione della ipotermia profonda nel trattamento dell’AIDS sia possibile con basse complicazioni. Un numero maggiore di casi ed un più stretto controllo delle persone trattate è necessario per valutare i possibili benefici anche a lungo termine di questa procedura.

Naturalmente il tutto deve avvenire sotto l’alto controllo del Ministero della Sanità, al fine di dare delle risposte serie alle persone colpite dall’HIV ora in AIDS.
Restiamo in attesa di una vostra verifica di quanto da noi presentato.

 

Tabella I:

Variazioni della viremia in corso di raffreddamento e successivo riscaldamento con la CEC

  Temperatura corporea (T°C°) PCR-HIV1
Preoperatorio 36,8 45.000
Durante CEC 24,5 124
  21,0 93
  15,9 97
  16,7 72
  24,7 52
Stop CEC 37,0 40

 

Tabella II:

Esami di laboratorio preoperatori e dopo 3 mesi dall’intervento

  Preoperatorio FU 3 mesi
Viremia (coppie/ml) 45.000 < 200
Linfociti T4 helper 10 89
Leucociti 2.000 7.250
VES 50 22


***Poletti GA*, Di Summa M*, Actis Dato GM*, Preziosi C§, Veglio V§

*Divisione di Cardiochirurgia, Università di Torino, Ospedale Molinette.

§Divisione “C” Ospedaliera di Malattie Infettive, Amedeo di Savoia, Torino.

 

Torna su

 

Torna indietro