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I risultati immediati dimostrerebbero una
incoraggiante riduzione dei livelli di viremia, specie se confrontati
con la carica preoperatoria. Una possibile spiegazione di questo
drammatico abbassamento potrebbe essere ricercata nella emodiluizione
che si determina con la cannulazione, per via dell’impiego di un
“priming” cristalloide salino.
In effetti l’ematocrito della persona passava da 38 preoperatoriamente
a 25 durante la cannulazione (quindi circa il 35% in meno), cio
nonostante la viremia passava da 45.000 a 40, quindi 1000 volte in meno,
risultando pertanto poco spiegabile questo effetto da parte della
emodiluizione. Un ulteriore evidenza è data dall’aumento dei valori
di linfociti T4 helper (normalmente dovrebbero risultare >200), che
pur raggiungendo valori normali sono aumentati significativamente come
anche i leucociti, mentre la velocità di eritrosedimentazione è scesa
notevolmente.
Riteniamo come associazione politrasfusi possibile ed attuabile altre
nuove sperimentazioni, eseguendo un completo lavaggio del sangue della
persona colpita dall’AIDS mediante soluzione salina eventualmente
arricchita con farmaci antiretrovirali che possono essere fatti
circolare mediante la cannulazione femoro-femorale nei vasi della
persona per raggiungere tutte le stazioni linfonodali ed i tessuti
periferici. Questo potrebbe essere ottenuto mediante la circolazione di
queste soluzioni per 15-20 minuti o anche più. Infatti alla temperatura
di 15°C i tempi di arresto del circolo senza che vi siano danni a
carico del cervello e dei tessuti nobili arrivano sino a 40 minuti ed
oltre. Terminata questa operazione di “lavaggio”, del sangue intero
da donatore può essere reimmesso nella persona sempre tramite la
cannulazione femoro-femorale ed il riscaldamento della persona può
essere iniziato sino a portare la temperatura corporea sino a 37°C.
In conclusione riteniamo che l’applicazione della ipotermia profonda
nel trattamento dell’AIDS sia possibile con basse complicazioni. Un
numero maggiore di casi ed un più stretto controllo delle persone
trattate è necessario per valutare i possibili benefici anche a lungo
termine di questa procedura.
Naturalmente il tutto deve avvenire sotto l’alto controllo del
Ministero della Sanità, al fine di dare delle risposte serie alle
persone colpite dall’HIV ora in AIDS.
Restiamo in attesa di una vostra verifica di quanto da noi presentato.
Tabella I:
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Variazioni della viremia in corso di raffreddamento e successivo riscaldamento con la CEC |
| |
Temperatura corporea (T°C°) |
PCR-HIV1 |
| Preoperatorio |
36,8 |
45.000 |
| Durante
CEC |
24,5 |
124 |
| |
21,0 |
93 |
| |
15,9 |
97 |
| |
16,7 |
72 |
| |
24,7 |
52 |
| Stop
CEC |
37,0 |
40 |
Tabella
II:
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Esami
di laboratorio preoperatori e dopo 3 mesi dall’intervento |
| |
Preoperatorio |
FU
3 mesi |
| Viremia
(coppie/ml) |
45.000 |
<
200 |
| Linfociti
T4 helper |
10 |
89 |
| Leucociti |
2.000 |
7.250 |
| VES |
50 |
22 |
***Poletti GA*, Di Summa
M*, Actis Dato GM*, Preziosi C§, Veglio V§
*Divisione di Cardiochirurgia, Università di Torino, Ospedale Molinette.
§Divisione “C” Ospedaliera di Malattie Infettive, Amedeo di Savoia, Torino.

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